allarme fegato grasso nei bambini # steatosi

La steatosi epatica consiste nell‘accumulo di grasso nel fegato, la cui causa è spesso l’eccesso ponderale (sovrappeso o vera e propria obesità.

La frequenza dell’obesità in età pediatrica e adolescenziale è in progressivo incremento nei Paesi occidentali, soprattutto quelli ad elevato tenore di vita.

Negli USA è oramai divenuto un problema di “salute pubblica”. Si stima che proprio negli USA, dove il 20% degli adolescenti è in sovrappeso e, a seconda della razza, dall’8 al 17% è obeso, l’1-2 % dei ragazzi presenta la steatosi epatica.

In Italia, una recente stima ha valutatato che circa il 17% degli adolescenti è sovrappeso o obeso.

L’esame che permette la sua identificazione è l’ecotomografia del fegato che mostra la struttura epatica iperreflettente, segno dell’accumulo di materiale adiposo.

L’aumento eccessivo del peso od il riscontro occasionale di modesta ipertransaminasemia, scoperta spesso durante indagini di routine dovrebbe sempre indicare l’effettuazione dell’indagine ecografica, la cui esecuzione è facilmente attuabile in tutto il nostro territorio

L’accumulo di grasso nel fegato può essere primario nella forma più frequente di steatosi epatica, definita “idiopatica. È la patologia epatica forse più frequente legata, nella maggioranza dei casi, all’obesità e favorita dagli eccessi alimentari, dalla scarsa attività fisica e da fattori di predisposizione.

È dimostrata, inoltre, una stretta correlazione tra la comparsa di accumulo di grasso epatico e valori elevati di lipidi nel sangue, tendenza all’iperglicemia, ed allo sviluppo di diabete non insulino-dipendente (o di tipo 2) ed infine al manifestarsi di ipertensione arteriosa e successivo danno cardiaco. Spesso si nota il verificarsi di questi fenomeni anche in altri componenti familiari.

L’accumulo di grasso nel fegato può essere secondario, cioè determinato da altre malattie del fegato. Sono descritte associazioni di steatosi con epatiti virali croniche o con patologie epatiche di natura metabolica e soprattutto tossiche. Pertanto, per una diagnosi corretta di steatosi primitiva, occorre prima l’esclusione di esse.

Nell’ambito della steatosi epatica idiopatica dobbiamo distinguere la stetoepatite non alcoolica (NASH = non alcholic steatoheapatitis) che si differenzia dalla prima forma, per l’aspetto istologico ed in particolare modo per la prognosi.

Secondo l’ipotesi più accreditata per lo sviluppo della NASH, oltre l’accumulo di acidi grassi nel fegato, occorrerebbe uno stress ossidativo per innescare la reazione infiammatoria e fibrotica tipica di questa entità

Generalmente la presentazione clinica è muta. Si può avere a volte un modesto aumento di volume del fegato. Possono essere alterati i valori della pressione arteriosa, della glicemia e dei trigliceridi e/o colesterolo e delle transaminasi.

La diagnosi si fonda sull’ecotomografia del fegato.

Per permettere la differenziazione con la NASH – che ha prognosi peggiore  -si deve ricorrere alla biopsia del fegato. Infatti, nella steatosi epatica semplice – detta anche “benigna – nel fegato troviamo solo accumulo di grassi nella cellula epatica. Nella NASH, al contrario, oltre il suddetto accumulo, compaiono fenomeni infiammatori e fibrotici. In una piccola percentuale di casi si assiste all’evoluzione in cirrosi: dall’8 all’ 17% dei casi.

La steatosi epatica semplice ha prognosi “buona”, cioè non evolve in una forma evolutiva di patologia grave e in molti casi può regredire con il calo del peso corporeo, con la correzione delle abitudini alimentari e una sana attività fisica.

Al contrario per la NASH, proprio perché caratterizzata oltre che da infiltrazione grassa anche da fibrosi ed infiammazione nel tessuto epatico, si tenta oggi una terapia basata sull’uso di antiossidanti ad alto dosaggio associati ad esercizio fisico.

Certamente fino a poco tempo fa questa era una patologia sottostimata e sottovalutata specie in età pediatrica. La possibilità che la forma più complessa (NASH) possa avere un percorso evolutivo verso un danno epatico irreversibile (cirrosi) fa assumere grande importanza al precoce riconoscimento di questa patologia ed al suo corretto inquadramento.

La diagnosi precoce permette di attuare, presso i Centri Specialistici Pediatrici di riferimento, un protocollo per il suo monitoraggio e una eventuale terapia per intervenire sul suo decorso e poterne interrompere, ove occorresse, la progressione, ove è possibile anche effettuare una screening genetico da un semplice prelievo di saliva, in grado di selezionare i soggetti più a rischio di evoluzione in cirrosi.

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