
Da molti anni i materiali in plastica sono presenti nelle nostre attività quotidiane e rappresentano una quota consistente dei rifiuti prodotti, e spesso abbandonati. Oltre a causare inquinamento ambientale, con contaminazione del mare, del suolo e dell’aria, i frammenti più piccoli, definiti microplastiche e nanoplastiche, penetrano nell’organismo soprattutto con gli alimenti che consumiamo, con l’acqua e le bevande in bottiglia di plastica, per contatto con tessuti sintetici, con giocattoli in plastica, con cosmetici, e determinano danni alla salute.La maggiore vulnerabilità agli effetti tossici degli inquinanti chimici si ha durante la vita fetale e nei primi anni di vita perché in questo periodo, con tempi differenziati, vengono a maturazione:
- Organi e apparati
- Sistemi metabolici, endocrini, immunologici
- Meccanismi epatici e renali di disintossicazione
- Barriera cutanea ed emato-encefalica
Secondo vari studi scientifici molte malattie croniche non trasmissibili (cardiovascolari, metaboliche, neurodegenerative), che si manifestano nel corso di tutta la vita, originerebbero dall’interazione, che si verifica prima o intorno al momento del concepimento, durante la gravidanza e nei primi 1.000 giorni di vita, tra i geni e alcuni fattori ambientali.
Le microplastiche e tutte le sostanze chimiche che le compongono sono in grado di arrivare al feto attraversando la placenta. Nei primi periodi postnatali la tossicità è favorita per varie motivazioni per i lattanti lattanti rispetto alL’adulto.
Sarebbe utile seguire alcune raccomandazione su:
*abbigliamento
*alimentazione
*ambiente esterno
*ambiente interno
*giocattoli
*prodotti per la cura e l’igiene della persona
**prodotti per la pulizia e l’igiene della casa.
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Lo studio
L’esposizione precoce, in età infantile e pediatrica, dei piccoli alla plastica può produrre effetti importanti sulla salute che perdurano e si riversano in età adulta. Sono queste le conclusioni degli esperti del NYU Langone Health, autori di una fra le ultime metanalisi condotte sul tema. Le sostanze chimiche, presenti negli imballaggi, nei cosmetici e negli oggetti domestici comuni, possono infatti associarsi a disturbi ormonali, infiammazioni e problemi di sviluppo cerebrale, a loro volta causa di malattie croniche che iniziano già dall’infanzia.
All’opposto, però, la plastica è indispensabile anche per lo sviluppo tecnologico, compreso in ambito clinico e assistenziale, ad esempio sono fatti di plastica gli apparecchi di ventilazione, i sondini per neonati prematuri, i nebulizzatori per i bambini con asma e le mascherine che prevengono la diffusione delle infezioni. Pertanto nulla da dire sull’uso della plastica in ambito sanitario, sottolineano gli autori, ma attenzione ai pericoli del suo impiego non necessario in altri contesti.
Sotto attenzione e accusa vi sono in modo particolare ftalati, usati per rendere la plastica flessibile, bisfenoli, che conferiscono rigidità, PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) che rendono i materiali resistenti al calore e all’acqua.
I rischi principali
Lo studio evidenzia che quando la plastica viene usata, riscaldata o trattata chimicamente, rilascia microplastiche e nanoparticelle pericolose che vengono ingerite. Le analisi su migliaia di madri in gravidanza, feti e bambini, sembrano associare queste tossine allo sviluppo di una serie di problematiche nel lungo termine, tra cui malattie croniche che si manifestano nell’adolescenza e nell’età adulta, malattie cardiache, obesità, infertilità e asma.
In particolare ,le sostanze chimiche della plastica sembrano correlare anche a una risposta immunitaria iperattiva, vale dire a infiammazione, nei tessuti del corpo, oltre a interferire con gli ormoni che regolano numerosi processi biologici e alterare lo sviluppo cerebrale, con possibile riduzione del QI (Quoziente Intellettivo) e indurre l’insorgenza di disturbi dello sviluppo neurologico, come autismo e disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD).
Le azioni di contrasto e prevenzione
Gli esperti suggeriscono però anche strategie e strumenti che sarebbero in grado di ridurre l’esposizione alla plastica in età infantile e pediatrica. Misure sostanzialmente pratiche e a basso costo, come sostituire i contenitori in plastica con quelli in vetro o acciaio inox, evitare di mettere la plastica in microonde o lavastoviglie fra le principali.
In questo compito informativo e di prevenzione, un ruolo chiave lo hanno pediatri e medici, che possono aiutare i genitori a compiere scelte adeguate, responsabili e consapevoli sui prodotti migliori da usare per il loro bambini e a orientarsi verso alternative più sicure, fino a suggerire iniziative interne alle scuole, in collaborazione con clinici e pediatri, per sensibilizzare le giovani generazioni sui rischi della plastica.
Fonte:
- Trasande L, Đorđević AB, Fernandez MO. The effects of plastic exposures on children’s health and urgent opportunities for prevention. The Lancet Child&Adolescent, 2025, Vol. 9, Issue 11, p796-807. Link https://www.thelancet.com/journals/lanchi/article/PIIS2352-4642(25)00212-3/abstract



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